mercoledì 27 febbraio 2008

CUORE

Ma cos’è quando ti batte così forte il cuore? E cos’è questa strana sensazione che ti prende allo stomaco? Facciamo un po’ di ordine e cerchiamo di capire bene cosa succede: il cuore batte come une forsennato, la bocca dello stomaco è chiusa, probabilmente questo battere forte disturba lo stomaco… ho il sospetto che ci sia un collegamento: il collegamento cuore/stomaco, come la linea di una corriera che porta a spasso il sentimenti. Cuore – Stomaco, un’unica fermata, linea diretta, tre corse giornaliere, o forse solo un paio nella vita…Sospetto… Veramente da quando ho iniziato ad avere i primi batticuore ho sempre avuto anche una corresponsione nello stomaco: a volte si chiude, a volte si apre, ma sempre e sempre li ho trovati in sintonia. Si, va bene, ma cos’è? Cos’è… bisogna dare necessariamente una risposta? Forse si dal momento che ce lo domandiamo. O forse no.
Resta il fatto che ti senti qui, proprio qui, anche qui: in gola, un nodo, un nodo che non va né su né giù e tra l’altro le ragioni per cui ci si sente così sono molteplici e di diversa natura.
Perché il cuore può battere forte per un’emozione bella, quando si innamora o semplicemente quando vive dei momenti di estrema felicità e poi, come per magia (magia?) inizia a palpitare per un improvviso dispiacere; certo sarà un battere differente, ma il collegamento cuore/stomaco rimane. Brutta cosa quando il vento cambia e quello che ti provocava emozioni belle, che ti faceva andare in visibilio, poi non c’è più e lascia il posto al dolore. Il dolore. Questo sentimento di sofferenza, anche lui fa battere forte il cuore ed ogni volta sembra non esserci dolore più grande di quello che si sta provando in quel momento. Ed il nodo, allora, diventa anche più grande, impedendo di respirare, soffocando i pensieri, le idee, tutto e lasciando aperta una strada solo alle lacrime che verranno giù incontrollabili, incontrollate. E allora ecco lo sfogo e per un po’ tutto si placa.
Ma cos’è quando ti batte così forte il cuore? E perché continua a battere e a scalpitare come un motore che va su di giri; extrasistole… si, extrasistole dei sentimenti! Ma và! …
Ma cos’è questo battere forte del mio cuore? E’ per la felicità di averti incontrato o per il timore di perderti e di non poterti avere sempre con me?
A volte non sai come comportarti, come affrontare i giri di questa “corriera” , ti senti addosso l’agitazione e ti domandi perché. Provi a guardarti dentro, ma non è sempre tutto così semplice come quando lo si racconta. … e batte, batte, batte… e continua a battere… …

domenica 24 febbraio 2008

PRIMAVERA... PROFUMO di FIORI...



Domenica mattina. Mi sono svegliata di buon ora (non prestissimo per un giorno feriale, ma presto trattandosi di domenica). Sono rimasta a poltrire sotto le coperte per molto tempo, gustandomi quella sensazione di “coccole” che solo la domenica mattina sa regalarmi. La luce che filtra dalla tenda, il silenzio, qualche rumore che viene dall’appartamento accanto, sto bene. Mi giro e mi rigiro nel letto fino a quando non mi sento completamente riposata e pronta per alzarmi. Metto su il caffè ed aspetto. Nel frattempo inserisco nel lettore CD i Depeche Mode, energia pura, li adoro! Bevo il caffè e vado in doccia cantando a squarciagola “Enjoy the Silence”. Che voce pazzesca che ha David Gahan, mi fa impazzire. Mi vendono i brividi, la adoro, la adoro, semplicemente la adoro. Vorrei un uomo con la voce come la sua. Come la sua e come quella di Barry White. A seconda dei casi. Barry White per le telefonate romantiche e David per le questioni un po’ più “hot”…
Immagino che mi squilla il telefono e dietro la cornetta la voce profonda di Barry White mi dice “Hello baby, haw are you? “ e poi mentre vado ad aprire la porta trovo David che mi parla con quella voce da brivido come quando pronuncia “tranquillity” in “waiting for the night”…
Eh lo so: è primavera. Si risveglia la natura e si risveglia tutto il resto… mica solo a me!!!
Cantando mi accorgo che è vero: “all I ever needed, all I ever wanted is here in my arms”, tutto quello che voglio e di cui ho bisogno, adesso, è qui tra le mie braccia: il mio cuore. Che batte. Che è tornato a battere e che vuol battere ancora!!! Non ci pensa proprio a fermarsi, lui, anzi è pronto.
Perfetto.
Mentre mi gusto il secondo caffè mi accorgo di quanta luce e di quanto sole sia entrato in questa mia piccola casetta! E’ pazzesco. Sto ridendo da sola. E’ incredibile quanto possa far bene all’umore una giornata primaverile. Eh si perché mi sa che la primavera finalmente sta arrivando, così decido di rimanere un po’ fuori, in giardino, giusto un po’ prima di uscire e il cuore continua a battere. E’ contento, oggi. Si sente leggero e felice… Fantastici effetti di un raggio di sole che è tornato a risplendere nella mia vita!!!
Certe volte le parole sono davvero superlue….

sabato 23 febbraio 2008

TEMPORALE

Voglio postare questa canzone, lo so è lunghissima, ma è altrettanto bellissima (secondo me) e quindi la voglio conservare nel mio blog. La sento mia in certi passi... se non addirittura in tutti.
Del resto le canzoni sono così, suscitano emozioni al primo ascolto, rievocano ricordi, ci donano allegria con il loro ritmo, o malinconia a seconda dei casi.
Eccola qui... :

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede
La mente non può sapere quello che il cuore sa
L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente
Le mani non sanno dare quello che il cuore da
Il lupo perde il pelo io perdo le occasioni
Ma non so perdere il vizio delle emozioni
La vita è più interessante delle definizioni
E tutto quello che arriva da qualche parte va
Gerusalemme è divisa sotto ad un solo cielo
E la mia mente è divisa dentro ad un corpo solo
Un meridiano per forza incrocia un parallelo
Determinando la sorte di molta umanità
E tutto quello che sappiamo non è vero
Non si può scegliere un sogno non si può scegliere
Quando ti arriva ti arriva non c'è niente da fare
Le previsioni del tempo si posson prevedere
Ma un temporale che arriva non lo puoi fermare
... Quando non so dove sono io mi sento a casa
Quando non so con chi sono mi sento in compagnia
Quando c'è troppa virtù il cuore mi si intasa
La cura è spesso nascosta dentro alla malattia
Quando tu hai fame nessuno può mangiare per te
Quando io ho sete nessuno può bere al posto mio
Anche gli automi hanno un cuore di alluminio puro
Pronto per farci passare l'amore del futuro
Abramo lascia la casa senza sapere niente
Si mette in strada lasciando quel che sapeva già
E il trapezista si gioca tutto continuamente
Per pochi soldi ed per un brivido di libertà
L'autista di scuolabus ha in mano la nazione
Più di un ministro di un Papa o di un'autorità
E c'è una terra di mezzo tra il torto e la ragione
La maggior parte del mondo la puoi trovare là
Lavori in corso ci dispiace per l'inconveniente
Hanno scoperto una casa dell'antichità
Due scheletri abbracciati qualche osso poco o niente
Ma il loro bacio va avanti per l'eternità
... Non servono grandi ali per spiccare il volo
La vita è molto più vasta di una definizione
E stanno tutti aspettando che succeda qualcosa
Che tolga il velo di polvere dalla realtà
E stanno tutti aspettando che arrivi la sposa
Coi fiori in mano e una promessa di felicità
... La foto sulla parete mi segue con lo sguardo
Nessun allarme per ora nessuna sorpresa
... E l'invincibile non è quello che vince sempre
Ma quello che anche se perde non è vinto mai
L'intelligenza è nel corpo il sapere nel cuore
Se pensi sempre ad un muro un muro troverai
Mi son trovato memorie che non sono mie
Ho un solo nome ma almeno cento identità
E' naturale preferire le belle bugie
Alla durezza di ghiaccio di certe verità
Viviamo comodi dentro alle nostre virgolette
Ma il mondo è molto più grande più grande di così
Se uno ha imparato a contare fino a sette
Vuol mica dire che l'otto non possa esserci
Senti l'elettricità senti l'elettricità ...
C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità
PORTA NOVITA'

Grande Jovanotti!!!

giovedì 21 febbraio 2008

TRADITORI e TRADITI

Non riusciva a credere ai suoi occhi.
Era li, davanti a lei. Mora. Avvenente. Giovane. Disinibita. Il contrario di com’era lei. O meglio di come si sentiva lei in quel momento. La donna che aveva davanti era più bella di lei e se più bella non era, era sicuramente più interessante di lei agli occhi di lui. Si offriva a lui completamente, con malizia e senza pudore, ma con la voglia che hanno le giovani donne di essere apprezzate solo ed esclusivamente per una cosa. E lui se la prendeva, completamente compiaciuto, attratto dalla sua pelle liscia, morbida e ambrata.
Non riusciva a credere ai suoi occhi.
I capelli che cadevano morbidi sulle spalle, forse di un castano scuro, il suo seno prosperoso sembrava volesse esplodere sotto una canottiera troppo stretta e troppo trasparente. Ed ancora lui, con un sorriso beffardo, abbronzato e sicuro nel suo maglioncino scuro e attillato che lasciava immaginare un pettorale scolpito.
Non riusciva a credere ai suoi occhi.
Li vedeva li, su quel divano che sarebbe diventato presto la loro alcova, vedeva solo il volto di lui, ora un po’ più serio, forse assorto in chissà quali pensieri mentre la maliarda lo “stuzzicava” con quel pizzico di mistero che si portava dietro.
Non riusciva a vederle il volto, ma sapeva che piano piano lo stava coinvolgendo. Era bionda, mora, rossa, alta, bassa? Un gioco al buio, sapeva che a lui il buio piaceva.
I suoi occhi non stavano mentendo: adesso le era tutto chiaro.
I suoi ritardi nel rientrare a casa, i sempre più incalzanti impegni di lavoro, il doppio telefonino, le pause e le assenze sempre più frequenti nei suoi confronti, che lei aveva interpretato in tutti i modi tranne che nel modo giusto: il suo uomo era un perfetto traditore.
Non poteva crederci. Non poteva credere di assistere al suo tradimento.
Erano li, di fronte a lei, ai suoi occhi sbigottiti, al suo sguardo attonito. Non avrebbe mai immaginato che lui fosse capace di una cosa simile. Ma doveva, forse, aspettarselo.
Dopo un primo momento in cui si sentì gelare il sangue pensò ad una strategia per rovinargli quel bel “festino” che aveva organizzato, ma poi, improvvisamente, si rese subito conto che non valeva la pena umiliarsi a tal punto, per quale soddisfazione, poi? Per dirgli “ti ho beccato?”. No. Non ne valeva proprio la pena e mentre rifletteva sul da farsi si rese conto di provare pena per quell’uomo che aveva un solo ed unico bisogno: stare da solo e fare i suoi porci comodi. E fu così che lo lasciò solo a sfogare i bisogni del suo “amico più intimo”…

Scoprire un tradimento non è affare da poco. Come ci si può sentire?
Umiliati, delusi, vulnerabili, smarriti. Sicuramente si riceve e si sviluppa una buona dose di mancanza di autostima e improvvisamente il traditore apparirà come un perfetto sconosciuto, tradendo aspettative e fiducia.

Se si è vittime di un tradimento cosa si pensa subito? “il problema sono io”?
Oppure “il problema è l’altro, il traditore?”
… … …

Un Incontro

Era un mercoledì come tanti. Si era alzata di buon ora. Soliti gesti abitudinari, come ogni mattina: colazione, doccia, trucco e via, di corsa verso l’ufficio. Sembrava una giornata uguale a tante altre. Pensava alle pratiche da sbrigare durante la giornata mentre, come tutte le mattine, era in coda insieme ad altre automobili imbottigliata nel solito traffico che congestionava le arterie principali della sua città. Un mercoledì come tanti. La radio sintonizzata sulla sua stazione preferita, trasmetteva il suo programma preferito con lo speacker che le teneva compagnia tutte le mattine a quell’ora: fortuna che c’era lui ad allietare quel viaggio che, se non ci fosse stato il traffico, sarebbe durato solo 15 minuti ed invece a quell’ora del mattino poteva variare da quaranta minuti fino ad oltrepassare l’ora. Solita giornata infrasettimanale come tante. Almeno così pensava. Del resto cosa potrebbe accadere in un qualunque mercoledì di un qualsiasi mese dell’anno in una qualunque città del mondo? Niente. Questo pensava, quando ad un certo punto… sentì un rumore assordante. Spaventata pensò subito ad un incidente, ma si rese subito conto che non era così, almeno non un incidente che vedeva coinvolta lei con la sua automobile. Allora cos’era stato quel frastuono? Cercando di carpire qualcosa con lo sguardo, mantenendo comunque ferma l’attenzione alla guida, sbirciò dallo specchietto retrovisore e: niente. Un’occhiata rapida agli specchietti laterali e: niente. Più incuriosita che preoccupata, a questo punto, e distogliendo l’attenzione dalla guida si voltò alla sua destra e notò un uomo su uno scooter che la guardava da dietro la visiera del casco. Aveva gli occhi che sorridevano, come se fossero divertiti dal sussulto che lei ebbe nell’udire quello strano rumore che ancora non aveva capito da cosa fosse stato provocato. Un rapido scambio di sguardi e continuò il suo percorso. Arrivata al semaforo il tipo con lo scooter era ancora di fianco a lei, ma non la stava più guardando, però ecco di nuovo quel rumore. Un po’ meno assordante tant’è che riuscì a capire che si trattava di un semplice “toc-toc” ovvero stavano bussando sul tetto della sua auto. Era il ragazzo sullo scooter. Quegli occhi la guardavano sorridenti. Erano due begli occhi azzurri, la guardavano esprimendo divertimento e gioia nello stesso momento. Le fa cenno di accostare. Lei, perplessa, continua il suo tragitto senza dargli corda, ma il ragazzo sullo scooter insiste così decide di assecondare la richiesta, seppur con molto timore; del resto non si sa mai a cosa si può andare incontro al giorno d’oggi, ma, in fondo siamo in mezzo a tanta gente, cosa potrà mai accadere? Se mi assale qualcuno correrà e si fermerà in mio aiuto…
Accosta la macchina, lui scende dal suo motorino si toglie il casco e lei nota quegli occhi, di un azzurro intenso e poi quel volto…bello… sembra un viso conosciuto. Si guardano, lei scruta i lineamenti di lui. È giovane, avrà 25 anni, è un ragazzino, cosa vuole da me? Chi è? Si avvicina e… e non può non riconoscerlo! Quel giovane ragazzo è suo nipote! Un nipote che aveva perso di vista perché i casi della vita, a volte, portano ad allontanarci, nostro malgrado. Il figlio di suo fratello, l’ha riconosciuta tra mille automobili in fila in una qualsiasi via di una qualsiasi città. Ha riconosciuto lei, sua zia, invecchiata di 15 anni, ma come avrà fatto? E’ stato un attimo abbracciarsi e riscoprire tutto l’affetto che li lega da sempre. Lo sapeva all’estero con suo padre… già, suo padre, quel fratello di cui non ha più voluto saperne. Quel fratello che dopo averle preso a calci il cuore e l’anima se ne andò facendo perdere le tracce di se, portando via suo figlio e l’amore di lei, sorella, rimasta sola senza più niente. Ha rinunciato ad andare in ufficio quella mattina per dedicare quanto più tempo possibile a suo nipote, si è ritrovata la sera a preparare la cena per quel ragazzino che non le sembrava vero avere lì con lei. Hanno avuto tanto da raccontarsi. Nessun rancore. Nessuna accusa sul perché sei sparita o perché non mi hai mai cercato, solo la felicità di essersi ritrovati in quell’anonimo mercoledì di novembre e con la voglia e la sicurezza che da adesso in poi non si sarebbero mai più persi di vista!

lunedì 18 febbraio 2008

CASA MIA

Eccomi di nuovo a casa. A casa mia. Dopo una settimana di assenza rientro nella mia casetta piccola. Avevo un po’ di ansia a tornare qui. Non so per quale strano o assurdo motivo. Ma mi sentivo così. Forse avevo un po’ di paura di affrontare la solitudine e soprattutto il silenzio. Proprio quella solitudine e quel silenzio che ho sempre adorato in questo posto. Ma è bastato un istante. Sono entrata e tutto e passato nel giro di un nanosecondo.
Ho sistemato le cose che avevo da sistemare, ho buttato un po’ di roba che mi faceva accumulare solo polvere e nient’altro, ho trovato una mensolina crollata in bagno, il vetro della sveglia rotto, ma un profumo nuovo che mi ha accolto appena ho aperto la porta di casa.
Ho acceso tutte le luci, la radio e c’era ancora il mio programma notturno preferito in onda: b-side… meglio di così! E così sulle note soft di b-side ho acceso il pc e mi son detta: parliamone!
È stata una settimana difficile. Sono crollata, non so se per il down influenzale, la sindrome pre mestruale o semplicemente perché inevitabilmente, daje e daje, uno crolla. Fatto sta che ho passato giornate intere a dormire o a leggere, raffreddata come un cane col cimurro, e senza la forza di alzare un dito. Nessuna voglia di uscire, se non sabato per andare in radio e pure li non è che abbia dato il massimo, sono rientrata a casa più stanca di Ercole al ritorno dalle sue proverbiali “fatiche”. E stamattina che mi sono concessa il lusso di una visita medica. Praticamente tutta la mattina in giro per una visita della durata di mezz’ora. Ma si sa che Roma è anche questo. Anzi è soprattutto questo: traffico tentacolare (come per Palermo in Jonny Stecchino).
Ora però sono qui. L’influenza non so se è passata, gli ormoni sono tornati al loro posto e il down sta tornando sull’ “up”… mi sto risvegliando. O meglio: mi sono risvegliata.
Rientrando a casa, lungo il viale che dalla macchina porta qui, non mi sono guardata intorno come di solito faccio. Solitamente rientrando guardavo il cielo e lo trovavo bellissimo sia se era pieno di stelle e sia se c’erano le nuvole. Io adoro questo posto! Stavolta non c’ho proprio fatto caso. Camminando a testa bassa sono arrivata davanti al mio portone. Non riuscivo ad infilare la chiave nella toppa. “sarà un segno?” mi sono domandata… timore di dover tornare o l’emozione di tornare? Adesso posso affermare che sono contenta. Intanto b-side è finito ed ho spento la radio. Ritorno al silenzio della mia casetta. Solo il solito fastidiosissimo ticchettio dell’orologio in cucina e il tic tac dei tasti di questa tastiera.
Ho aperto il frigo perché mi è venuta voglia di un bicchiere di latte e … diavolo latte scaduto il 13… oggi è 18… proverò a farlo bollire, se non fa la ricottina (bleah) si può ancora bere.
…lo sto bevendo. Era ancora buono. Mi viene il sospetto che stasera la vita mi sorrida.
O forse sono solo io che sto sorridendo a lei. Bene bene bene. Ho voglia di scherzare e di giocare. Ed anche di tornare in ufficio anche se domani è martedì e iniziare la settimana di martedì per me è una quasi tragedia perché io odio il martedì. È sempre stata la giornata più faticosa della settimana. Da sempre.
Chiudo qui. Se non mi sentirete nei prossimi giorni sarà perché il latte avariato che ho bevuto ha fatto il suo maledetto effetto! Spero che qualcuno mi verrà a cercare!!!
‘notte!

LA VITA NON è CIO' CHE CI ACCADE....

“la vita non è ciò che ci accade, ma quello che facciamo con ciò che ci accade”
E con questa splendida riflessione, rubata dal libro di Fabio Volo, eccomi qui con le mie riflessioni personali.
Cosa mi è accaduto?
Qualcosa di bello. Si bello. Perché per il tempo che è durata la mia esperienza, mi ha donato delle bellissime emozioni. Emozioni che sono rimaste qui, ancora vive nella memoria ed è per questo che non riesco a dimenticarle.
Leggere quel libro mi ha aperto una ferita i cui punti erano davvero ancora poco stabili. Una cicatrice che stenta a cicatrizzare. Caspita! Quel Volo pare abbia “carpito” tutte le sensazioni che ho vissuto con “lui” al tempo che fu. Mi ha davvero fatto vedere il film della mia storia. Ma non è questo il punto.
Cosa mi è accaduto…
Vorrei pensare a cosa mi è accaduto e cosa ne ho fatto io.
Mi è accaduto di avere avuto per un tot tempo un bellissimo pensiero felice che mi ha regalato serenità, spensieratezza e giorni pieni di sole e diciamo anche qualche anno in meno. Mi sono sentita una ragazzina viva. Viva perché ero riuscita a provare nuovamente dei sentimenti d’amore. Viva perché mi sono sentita “libera”, libera di provare quello che volevo, di sentirmi come volevo sentirmi, di esprimermi come volevo esprimermi. Quante volte l’ho detto anche a lui, ed è così, ed è per questo che quel libro mi ha “sconvolta”.
Cosa mi è accaduto…
Devo focalizzare i pensieri su questo concetto. Soprattutto su “cosa ho fatto con quello che mi è accaduto”…
Credo di aver fatto molto fin quando è stato bello. L’energia che mi ha dato vivere un certo periodo della mia vita è stata un’energia positiva. Sono cresciuta, mi sono sentita una persona migliore e senz’altro più completa. Serena. E questa serenità si è riflettuta in molti settori della mia vita. Ho prodotto qualcosa e questo è stato un buon utilizzo della magnifica esperienza che stavo vivendo.
Poi però, quando inevitabilmente le cose sono andate male, alla fine non sono stata capace di continuare a godere dei benefici ricevuti. Li ho buttati nel cassonetto delle immondizie. Gli ho dato un calcio spedendoli lontani da me, lontani dal mio raggio, dal mio orizzonte ed ora sto faticando per ritrovarli.
Cosa facciamo con ciò che ci accade?
Sbagliando facciamo sempre quello che è peggio fare. Facciamo tesoro delle cose belle per poi dimenticarcene appena cadiamo “in disgrazia”. E con le esperienze negative cosa ci facciamo? Io personalmente ho permesso loro di “abbattermi”… e certo non è il massimo per la vita di ciascuno di noi. Invece di trarre forza ho fatto si che la forza “negativa” degli eventi vissuti successivamente si impossessasse di me cancellando tutta l’energia acquistata lo scorso anno e ridandomi tutti gli anni di “ringiovamenimento”, anzi restituendomeli con gli interessi.
Quindi, riflettendo e sentendo vera la frase che non importa ciò che accade ma quello che facciamo con ciò che ci accade devo focalizzare due punti importanti: il primo è che quanto di bello è accaduto nella mia vita fa parte del bagaglio che mi porto dietro e non è giusto accantonarlo al primo segnale di sconfitta o evento negativo. Il secondo è che fanno parte di questo bagaglio anche le sconfitte e i dolori. Nel momento in cui si presenta un evento negativo non devo dargli la possibilità di distruggere quanto di buono ho creato finora.
Nella vita si possono incontrare molte opportunità, difficoltà, cose belle ed esperienze di ogni genere. Questa è la vita. Questo significa vivere. Questo è il senso della vita: saper affrontare ogni cosa nel modo giusto, anche se mi rendo conto che non è sempre semplice.
Sono convinta di aver creato molte cose buone e che dentro di me ce ne siano altrettante, se non di più, dunque quel che devo fare con tutti gli accadimenti della mia vita non è permettere loro di sopraffarmi, ma viverli, affrontarli e custodirli come tesori, perché sono parte di me, perché li ho vissuti e vivendoli mi hanno formata, hanno contribuito a costruire un altro pezzettino di me e questo è importante. anzi no, è fondamentale. Sono io. E di certo “io” non voglio andare a finire in un cassonetto dei rifiuti. Affronterò gli alti e i bassi che la vita vorrà ancora donarmi perché tutto è un dono, anche i guai e le sciagure, purtroppo. Sono doni in quanto pezzi di vita anche loro! Le gioie le vivrò appieno stando però attenta a non farmi abbagliare dalla luce di stelle troppo luminose per esser vere e i dolori saranno lo spirito che mi aiuterà a misurare la mia forza.