venerdì 21 novembre 2008

LASCIA APERTA LA FINESTRA



Lascia aperta la finestra
e fai entrare la luce
che illumini questa stanza

Lascia aperta la finestra
così che i raggi del sole
possano scaldare la casa

Lascia aperta la finestra
affinchè il vento possa
soffiar sulle tende

Lascia aperta la finestra
e e guarda la pioggia
lavar via la polvere sui davanzali

Lascia aperta la finestra
osserva cosa c’è fuori
ed apri al mondo il tuo cuore


lunedì 17 novembre 2008

TANTO... RITORNANO

Storie che vanno e che vengono. Un nuovo amore inizia ed una storia finisce. È l’altalenare della vita, la solita ruota, che girando, mostra tutte le sue sfaccettature.
Finiscono i brevi flirt, i fidanzamenti più lunghi ed anche i matrimoni.
Una coppia che si separa lascia dietro di se dolore, tristezza, amarezza e una buona dose di delusione. E a volte capita che ci si lascia non proprio in buoni rapporti.
Chi è stato lasciato rimane a leccarsi le ferite a lungo fino a quando arriva il momento di reagire.
Così, da soli, ci ritroviamo ad affrontare quel vuoto che sembra incolmabile, ma che poi, inevitabilmente, diventa sempre meno “vuoto” perché, si sa, tutto si affronta e, fortunatamente, tutto passa.
Ma ecco che in quel momento preciso, quando la “crisi” è più o meno superata, quando si ricomincia a guardare il mondo con nuova curiosità, quando si è riusciti ad accumulare un po’ di forze per ricominciare a guardare avanti, lasciandosi tutto il resto alle spalle… ecco suonare il telefono… è lui/lei… l’ex…
Come un complicato calcolo matematico, che, poi, tanto complicato, in realtà, non è: prima o poi tornano!!!
Non importa dopo quanto tempo, non importa nemmeno in che veste si ripresentano e come lo fanno: fatto sta che lo fanno e questo “ripresentarsi” non sarà, per noi, un buon evento.
Molteplici sono le domande che ci poniamo in quei cinque secondi che precedono la risposta al telefono: “che vorrà? Come sta? Perché mi chiama? Avrà sbagliato numero? Vuole ricominciare? Mi ama ancora? ed io, lo amo ancora? che gli rispondo?”
Una serie innumerevole di domande e risposte che girano nella nostra testa alla velocità della luce.
Come mai gli “ex” ritornano sempre?
E in che modo ritornano?
A volte tornano per ricominciare.
Altre volte no.
Chiamano, chiacchierano del più e del meno, ci domandano, ci raccontano e quando riagganciamo il telefono la reazione è piuttosto buffa: rimaniamo con la cornetta in mano, a guardarla con stupore senza aver capito il senso di quella telefonata. O forse senza volerlo capire. Ma in fondo cosa c’è da capire?
L’esperienza, alla fine, si ripeterà nel tempo, se nel frattempo gli avremo dato corda.
Ne parlavo giusto qualche tempo fa con una cara amica: lei mi confidava del suo ex marito il quale, a distanza di un anno dalla separazione legale, ora la cerca tutti i giorni, almeno una volta la settimana la invita a pranzo e addirittura le confida le sue “questioni di cuore” intervallando confronti e commenti che alla mia amica, in tutta sincerità, non fanno piacere affatto.
Eppure lei resta lì ad ascoltarlo, a pranzare con lui e, magari, dispenserà anche qualche buon consiglio; del resto rimanere in buoni rapporti è segno di civiltà e su questo non ci piove. Ma rimanere in buoni rapporti (troppo buoni, direi io) quando ci si rende conto che la cosa ci disturba non mi sembra salutare.
Insomma: che bisogno c’è di venirti a confidare con me, si proprio con me che non hai più voluto (e se non mi hai voluto più vuol dire che non hai riscontrato in me quelle qualità indispensabili per la buona riuscita di una relazione)?
Credo che anche se tutto è stato superato, anche se non si è più innamorati di quella persona, anche se non ne soffriamo più, sicuramente un certo senso di fastidio lo si provi nel sentire certi tipi di confidenze. Figuriamoci poi se, al contrario, siamo in fase di “guarigione”…
Spesso gli “ex” tornano e pretendono di fare gli “amici di camerata” come se niente fosse, come se, secondo loro, tutto il male che c’è stato nel frattempo fosse del tutto cancellato, senza rispettare i nostri tempi e noi, SOPRATTUTTO, li lasciamo fare… talvolta…




venerdì 14 novembre 2008

ASPETTANDO IL WE

Forse è una piccola provocazione
o forse solo il desiderio di relax...



VEDIAMO COSA SORTIRA' QUESTA VIGNETTA...
sono aperte le "danze"... dite la vostra...
ovviamente se volete
:)

mercoledì 12 novembre 2008

UN PO' di BUONUMORE

ROMA è ROMA...



. . . lezione di romanesco
__________________

Realmente accaduto a Roma a bordo della Metro A:
Una signora espone il biglietto integrato giornaliero al controllore.
Signora: 'Mi scusi, con questo posso viaggiare tutto il giorno?'.
Controllore: 'Si nun c'hai 'n cazzo da fa'... Sì'.

Al semaforo di via Portuense:
In mezzo ar traffico c'è 'r tipico romano 'ncazzato che dà una serie de
clacsonate inutili perché nun c'è pòpo spazio pe' fermasse. Dopo la quarta
e quinta clacsonata, quello co' 'r motorino davanti a lui (che ormai era
rincojonito dal frastuono) je dice: 'A capo, er clacson funziona, mo' prova
'mpò li fari!?'.

Mercato del pesce di Testaccio:
Il pescivendolo urla a squarciagola: 'Ahò! 'Sti pesci nun so' morti, stanno
a dormì!'.

Coppia di coatti in spiaggia a Porto Cervo:
Lui: 'Amo', ma 'naa vedi che acqua! A Ostia manco da li rubinetti esce
così!'.

Realmente accaduto in via Nomentana:
Un signore alquanto anziano resta immobile con la sua macchina allo scattare
del verde e il ragazzo di dietro con una macchinetta alquanto sportiva
abbassa il finestrino, si sporge e esclama: 'A nonno, guarda che più verde
de così nun diventa!'.


Al semaforo di Viale Aventino:
il primo della fila non si decide a partire e quello dietro gli urla: 'ahò,
quann'esci dar coma facce 'na telefonata!'.

Incrocio di Via Appia (San Giovanni):
Fermo ad un semaforo c'è un vecchio con una macchina tutta scassata.
Allo scattare del verde non parte e un ragazzo di dietro, con una macchina
sportiva, gli dice: 'A nonné, c'avemo solo tre colori... È uscito er
verde...Che volemo fa'?'.


Due amici al mare:
uno di Ostia e l'altro di Fiumicino, muoiono di caldo e decidono assieme di
andare a fare il bagno. Al momento di entrare in acqua il ragazzo di
Fiumicino nota che quello di Ostia non sa nuotare e gli urla sbeffeggiante:
'Ahooò, sei pòpo 'n'idiota. Sei de Ostia e nun sai nòtà?'.
E il ragazzo di Ostia prontamente gli risponde: 'Perché, te che sei deFiumicino sai volà!?'.

lunedì 10 novembre 2008

REGALARTI

Regalarti un sorriso
il mio scopo più vivo.
Regalarti un’emozione
la mia gioia più profonda.
Regalarti un sogno
il mio più grande sogno.
Regalarti il mondo,
sarebbe sempre il fondo,
per te, mamma,
che hai regalato a me la vita.

(Daniela Adamo)

giovedì 6 novembre 2008

IL PRIMO AMORE


Lui arrivò in sella alla sua moto
Due occhi neri e profondi
La barba incolta e l’aria vissuta

Lei si sentì fermare il cuore
Per un istante che sembrò eterno

Lui, bellissimo e dannato
Lei un fiore non ancora del tutto sbocciato

In un solo momento capì
Che l’amore della sua vita era lì
Davanti a lei

La fece salire sulla moto
E la portò con se
Lei lo seguì
Donandogli tutta se stessa

Impararono insieme
a riconoscere le stagioni
Semplicemente dall’odore
Ed insieme conobbero ogni forma dell’amore

Diventarono grandi insieme
Sempre uniti per mano
Promettendosi ogni bene

Lei sognava il suo futuro di sposa
Lui diceva sempre “ma dai che così è la stessa cosa”

Lei nutriva una speranza in fondo al cuore
Mentre il tempo andava senza far rumore
E intanto li cambiava inevitabilmente

La sua mente era sempre più cosciente
Che sarebbero andati incontro al niente
Ma non voleva realizzare
Quel che il cuore non sapeva accettare

Poi arrivò un freddo inverno
Freddo come ormai erano diventati i gesti
Tra di loro

Freddi come le parole
Oramai prive d’amore
Parole dette per parlare
Senza voler davvero mai dire

Lui una sera la guardò
Con quegli occhi neri e profondi
Che erano l’unica cosa rimasta uguale
In tutti quegli anni

Lei in quegli occhi
Vide una stagione
Della quale non ne conosceva l’odore

Con il cuore strizzato per il dolore
Abbassò lo sguardo e lo rialzò
Solo per guardarlo allontanarsi
In sella ad una nuova moto




domenica 2 novembre 2008

GIORNI di FESTA


È questa atmosfera dei giorni di festa che mi piace tanto.
Non sempre, però, e non tutte le feste, in realtà.
Forse accade solo quando sono di buon umore.
Ma l’aria della domenica mattina certe volte è come una carezza affettuosa. Svegliarsi un po’ più tardi, rimanere un po’ a poltrire sotto le coperte, aprire la finestra e far entrare tutto il sole che è fuori e poi uscire per andare a pranzo da qualcuno, fermarsi in pasticceria per comprare un dolce e fare una discreta fila perché, chissà perché, tutti hanno avuto la stessa idea. Perché una domenica senza dolce in tavola non è domenica.
E poi gli odori… i giorni di festa sono caratterizzati da profumi speciali.
Suono il citofono, entro nel portone e vengo assalita da un irresistibile profumo di pollo arrosto. Per non parlare di cosa ha sentito il mio olfatto sopraffino appena entrata in casa di mia madre!!!
Così mi tornano in mente alcune domeniche del passato.
Il sugo che cuoceva lentamente in cucina, io che andavo a Messa (da piccolina ero quasi una “buona cristiana”), poi si andava a comprare le paste e via, al ritorno ero pronta ad intingere un pezzettino di pane nella pentola del sugo ormai pronto, tra i brontolii di mia madre che si seccava se lasciavo dentro le briciole (e vedi tu!).
Oggi non è domenica, ma è uno di quei giorni di festa che mi ricorda tutto questo.
Ho appena finito di mangiare una buonissima fetta di millefoglie che ha concluso un pranzetto niente male. Ce lo meritavamo mia madre ed io…. E tutto questo mi rincuora, anche quest’atmosfera che sembra “ovattata” mi piace, sembra che tutto si svolga sotto una coltre di apparente pace.
Eppure ci sono volte in cui la domenica (o un qualsiasi giorno di festa infrasettimanale) sembra il giorno più bastardo che ci sia.
Quando sei giù, hai un peso sul cuore, ti gira storto, la domenica è il giorno più inutile della settimana. Nulla da fare se non dare ascolto alla pigrizia che con il passare delle ore si impossessa di te sempre di più, trasformandosi in tristezza; quegli odori “tipici domenicali”, il vociare allegro che giunge da casa dei vicini, l’atmosfera festosa, tutto quanto sembra non appartenerti e ti senti escluso dal mondo, rintanato in una solitudine che fa male, in un giorno perfettamente inutile.
Sono momenti che girano, un giorno in un modo e un giorno in un altro, fortuna che in questi due primi giorni di novembre per me GIRA BENE!!!
Roma, 1 e 2 novembre ‘08


Foto: boschetto in Aspromonte - Agosto 2008