
Essere “single” è bello?
O meglio: essere single è bello come si dice?
Certamente ha i suoi lati positivi, soprattutto ad una “certa età”, quando non si è più giovanissimi, il carattere si è completamente formato e forse anche un po’ indurito, si è imparato ad essere “autonomi” dopo svariate batoste e ci si è creati il proprio mondo fatto, talvolta, di spazi “troppo stretti” per ospitare un’altra persona.
Ma questi spazi perché sono così stretti?
Veramente non abbiamo più il tempo da dedicare e condividere con un partner?
O sono le responsabilità che vogliamo evitare?
Per sopperire alla mancanza di un’anima gemella il single cerca delle alternative alla vita a due; deve riempire le giornate e quindi lavora di più gettandosi anima e corpo alla formazione della propria “carriera”, si crea svariati interessi che lo impegnano in attività varie, tutto al fine di riempire quei “vuoti” che, altrimenti, potrebbero essere “occupati” da un menage familiare.
L’essere umano non è fatto per stare solo. Almeno per come la penso io.
L’essere umano, poiché dotato di un’anima, ha bisogno di amare e di essere amato, quindi la frase “sono single per scelta” non mi suona tanto bene.
Purtroppo, però, i rapporti “relazionali” sono complicati al giorno d’oggi, proprio a causa del fatto che siamo troppo proiettati verso un discorso di “individualità”. Pensiamo troppo a noi stessi e la parola “compromesso” ci è estranea…
Vedo in giro molte coppie che mi fanno pensare: lunghi silenzi al ristorante, come se avessero già detto tutto, come se non avessero più nulla da dirsi. A guardarli dal di fuori non sembrano un nucleo, un “noi”, piuttosto sembrano due “io” distinti e senza alcun legame, ognuno che pensa per i fatti propri, chissà a che cosa?! non si intravede, da fuori, un minimo cenno di intesa tra i due.
Per non parlare, poi, di quelle storie trite e ritrite di tradimenti e coppie che continuano a stare insieme solo per facciata. Quanti bocconi amari devono mandare giù? È compromesso, questo, o semplicemente un adattarsi pur di non stare soli?
Alla fine penso sempre “ma si, meglio sola a questo punto, sto meglio io…”; ma so che è solo un pensiero consolatorio.
Sarà pur vero che sono pienamente “padrona” della mia vita, che ho la mia casa sistemata come piace a me, che gestisco il mio tempo seguendo i miei ritmi e a seconda dei miei bisogni, ma… nonostante si possa raggiungere un discreto equilibrio anche nello stare da soli, la voglia, il desiderio, la necessità di relazionarsi con un partner rimane ed è naturale che sia così.
Forse per un uomo è diverso, non so, ma credo che la donna senta maggiormente la necessità di prendersi cura di qualcuno, di diventare moglie e madre. È nel nostro DNA essere “madri”, il che non significa cercare l’uomo-figlio, intendo solo dire che forse l’istinto o il desiderio di vedersi “realizzare” in una coppia è più femminile che maschile..
E per “vedersi realizzati in un rapporto” non vuol dire morire annullati, ma crescere ed iniziare un percorso a due, uno al fianco dell’altra, rimanendo se sempre stessi offrendoci all’altro creando un noi che si nutre di entrambi i partners, che, non per questo, rinunceranno e rinnegheranno se stessi.
Una relazione perfetta che regala stimoli e soddisfazioni ogni giorno e che sa affrontare in armonia i problemi che inevitabilmente si presenteranno lungo il cammino.
Questo è quello che cerco io… questo è come la vedo io….
Sono ancora single… non ho ancora trovato una “relazione perfetta”
Forse il mio essere single dipende proprio da questo?
O meglio: non sarà che alla fine si idealizza troppo il concetto di “amore e relazione”? ….
Esiste davvero il rapporto perfetto?
(la mitica Carrie Bradshow e il suo amico(gay) Stanford...)